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Diario
29 novembre 2008
Rispetto. Silenzio.
Sono lontano da napoli, ma oramai con internet puoi sapere una notizia tragica prima di chi è a duemila chilometri da te, proprio lì in città. La morte, il suicidio di Giorgio Nugnes è di quelle notizie che ti bloccano il fiato. Non riesci a pensarci, non ti sembra possibile, e anche le ragioni immaginabili ti sembrano inesistenti. Conoscevo Giorgio ma potevo solo immaginare cosa provasse in queste settimane nel suo forzato allontanamento dalla vita pubblica. Si potranno scrivere tante cose e scavare in presunte lettere di cui si parla e che potranno dirci qualcosa in più sugli ultimi attimi della sua vita. Il sindaco Iervolino, tra le lacrime, si è interrogata su una carezza o una tirata d'orecchie che ieri, l'ultimo giorno in cui Nugnes si è visto a Palazzo San Giacomo, poteva essere l'ultimo atto di vicinanza e di umanità nei confronti di un protagonista della vita politica cittadina di questi anni. Qualunque sia il giudizio che ognuno può dare sul suo operato, come di ogni esponente politico di questa città, Giorgio è stato un protagonista di questa tremenda, maledetta, bellisssima città. Perchè sì, è diventato difficile fare politica nelle nostre città, se vuoi farlo in modo onesto o vuoi semplicemente farlo. Puoi essere sotto il tiro della camorra e sentirti solo quando sei sotto quel tiro, puoi provare a fare qualcosa di buono e se avviene qualcosa manca quell' elemento di solidarietà che viveva nella antiche comunità politiche e che oggi diventa diffidenza e lontananza ,o sospetto e maldicenza, la più terribile delle avventure.
Ho avuto modo nelle settimane scorse di evidenziare pubblicamente, sulla stampa e nella direzione provinciale del nostro partito, l'assoluta dignità e serietà dell'amministratore Pd Giorgio Nugnes che, dinanzi all'inchiesta della magistratura, ha ritenuto di tutelare se stesso, l'amministrazione e il suo partito, con le dimissioni dalla giunta Iervolino e la sospensione dal pd.
Ben altro stile e cultura rispetto ad una destra campana che accusata da diversi pentiti di ben altri reati e di rapporti con i clan più feroci della camorra, non ha sentito neanche il dovere di una spiegazione , figuriamoci di fare un passo indietro con le dimissioni da incarichi di governo. Proprio per questo, per questo stile e questa serietà, non si comprenderebbe, adesso, in pieno lutto, l'utilizzo della vita di Giorgio per attacchi pelosi alla magistratura e al controllo di legalità, Silenzio, sobrietà, rispetto.
| inviato da el pibe il 29/11/2008 alle 23:49 | |
15 novembre 2008
il partito della camorra, il partito delle scelte
Su "La Repubblica" di oggi, oltre innanzitutto all'intervento di Walter Veltroni, potrete leggere un mio intervento, in occasione degli Stati Generali della legalità che si svolgono a Caserta e Casal di Principe. prima di scappare a Caserta vi lascio il testo e sarò lieto di leggere vostri commnti. Ad maiora
"Oggi il segretario nazionale del Pd torna a Casal di Principe. Veltroni torna a distanza di qualche mese, dopo che altri gravi fatti hanno investito il territorio casertano, e in un momento i cui la consapevolezza della società campana e nazionale di vivere un momento nodale nella lotta alla camorra non ha precedenti. Bisogna onestamente riconoscere, però, che questo grado di consapevolezza nasce grazie soprattutto all’opera di uomini che con la loro scrittura, e con la produzione e diffusione di atti giudiziari, hanno dato maturità ad un sentimento. Questo sentimento, tuttavia, non è ancora reazione e iniziativa popolare diffusa. La politica, in questo quadro, ha il dovere di recuperare i suoi limiti, i suoi ritardi e le sue omissioni. Non si può inneggiare a Saviano e Cantone, o applaudire agli ottimi articoli di cronisti in prima linea e poi non assumere scelte conseguenti. Ora è il momento delle scelte. Una fra queste, che può incidere proprio sui meccanismi di accumulazione del capitale camorristico e sul controllo dei territori, è la costituzione della stazione unica appaltante. Ne ha parlato Raffaele Cantone, l’ha proposta Walter Veltroni, e ha incontrato il consenso del ministro Roberto Maroni. E’ una scelta che deve essere fatta subito dagli enti locali campani, come hanno già fatto i sindaci di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata con l’ Assessorato alle attività produttive della Regione , casi unici in Campania e preceduti un anno fa dalla Provincia di Crotone con i suoi comuni. Potrebbe essere la prima, significativa iniziativa della costituenda associazione degli enti locali contro la camorra “Onore Comune”, vincolando da subito, e in modo unilaterale, le amministrazioni a guida e a partecipazione del Partito democratico, e stabilendo nella Prefettura il luogo dove espletare le gare d’appalto superiori ad una certa soglia per tutti i lavori, i servizi, le forniture di interesse comunale e provinciale, operando in stretto collegamento con un gruppo investigativo interforze che avrà il compito di controllare e monitorare in modo permanente tutte le anomalie che si dovessero presentare, in riferimento costante con la magistratura. Questo, a mio parere, è fare la politica anticamorra. E si ha il dovere di farla, anche se si perde potere politico e amministrativo. Questo è il rischio? Bene, che sia. Sarebbe l’occasione per spogliare la politica e settori amministrativi di aspetti che non gli competono, ma che vedono spesso la loro impropria attenzione. La camorra, come tutte le organizzazioni economiche, punta alla massimizzazione del profitto; non ha ideologia, e per sua natura non si schiera politicamente, a meno che non voglia rappresentanza diretta . Ma “il partito della camorra” in un certo senso esiste, nella misura in cui è libero di selezionare territorio per territorio uomini ed energie permeabili a piani criminali e disponibili, in cambio di consenso elettorale, ad assecondare l’accesso a risorse economiche pubbliche o interventi invasivi dei territori grazie a modifiche sostanziali dei piani urbanistici generali. Il partito della camorra è trasversale, e punta, indipendentemente dal colore politico, alla corruzione ed alla compromissione del quadro di governo locale. Per questo, se è vero che nessuno può sentirsi immune da rischi, è altrettanto necessario il coraggio e la coerenza delle scelte nella selezione dei gruppi dirigenti, e nella chiarezza e rigore dei comportamenti di fronte all’opinione pubblica. Non è accettabile l’impassibilità di uomini di governo chiamati in causa da diversi pentiti come rappresentanti dei casalesi nelle istituzioni in questi anni. L’insensibilità di fronte all’opinione pubblica, il non sentire il dover delle dimissioni da incarichi di governo o quanto meno di dover spiegare e rendere conto è scritto nel dna di avventurieri della politica e di affaristi delle istituzioni. Se per la destra così vanno le cose per il Pd e il centrosinistra l’identità anticamorra è condizione essenziale della sua esistenza. Il nostro elettorato è scosso, mortificato ogni qualvolta qualcuno di noi è colpito da un’inchiesta o dal semplice sospetto. Solo qui sta la differenza, o la “diversità storica” se si preferisce, in una camorra che non sceglie chi corrompere e da chi farsi rappresentare. La diversità sta in questo squasso che si produce nel nostro popolo, e nella reazione di un gruppo dirigente che recide ogni mala pianta, sostiene la magistratura nella sua azione, produce un rinnovamento profondo nella sua pratica politica e amministrativa. O è questo o siamo uguali agli altri, e la storia di tanti di noi non merita questa conclusione Le parole di Veltroni durante la campagna elettorale hanno segnato un solco profondo e irreversibile tra noi e la camorra. E’ la stessa storia scritta in questi anni da tanti uomini e donne a Napoli e in Campania . Ma nulla è irreversibile, se non coltivato con nettezza e costanza, e se non si costruisce un grande partito popolare, di massa, radicato, unito. Un partito che interviene, come è intervenuto, quando a Torre Annunziata gente con l’obbligo di dimora o agli arresti domiciliari ha pensato di menare le danze e macchiare un grande evento politico; che si interroga sul perché sia potuto avvenire e ne individua le responsabilità tutelando lì e altrove tanti, sindaci amministratori e militanti, che hanno una storia di grande rigore etico e morale ; che dichiara incompatibile nella sua esperienza di governo persone che sono state condannate per corruzione e altri gravi reati; che guarda con la lente d’ingrandimento tutte le sue migliaia di aderenti; che, in definitiva, si fa pienamente rappresentare dalle migliaia di persone che hanno creduto e credono in questo partito. Questo è un partito coerente con la sua storia, con le sue scelte, un partito in cui ci si può riconoscere"
| inviato da el pibe il 15/11/2008 alle 9:5 | |
4 novembre 2008
NON APPLICCHIAMOLO

“C’è un modo molto concreto e vero per essere al fianco degli studenti, degli insegnanti e della famiglie che in tutta Italia hanno costruito il movimento contro i tagli del decreto Gelmini.
L’ha indicato il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti e consiste nella non attuazione di un provvedimento che è contro i principi federalisti e di programmazione regionale tanto evocati a destra e che vengono smentiti a più riprese, in particolare con un provvedimento odioso di attacco al diritto allo studio dopo che in questi anni già la Provincia di Napoli aveva provveduto, in accordo con enti locali, famiglie e scuole ai necessari interventi di accorpamento e razionalizzazione.
Non vorrei che alla scure del ministro Gelmini, già avvocato a Reggio Calabria in nome del “merito e della qualità”, si aggiunga la stupidità di un ceto politico locale preoccupato del consenso e pronto alla difesa di un istituto piuttosto che un altro a seconda del quartiere o del comune proprio bacino elettorale. Già si avvertono segnali, qui a Napoli, di questa scelleratezza.
Sono convinto che la Provincia di Napoli e la Regione Campania presenteranno a Berlusconi, Tremonti e Gelmini l’attuale e ad oggi immodificabile piano di dimensionamento della rete scolastica, disinnescando di fatto gli effetti nefasti del decreto governativo.
Non è disubbidienza istituzionale ma è difesa del principio di autonomia locale, del diritto allo studio e della scuola pubblica aperta a tutti.
Così il movimento per la riforma della scuola conseguirebbe una prima vera vittoria” 4 novembre, dichiarazione all' Ansa
| inviato da el pibe il 4/11/2008 alle 15:43 | |
22 settembre 2008
politica e camorra /2
Chissà cosa sarrebbe successo se la strage di castelvolturno avesse visto per protagonisti un commandos di neri nigeriani e gli ammazzati bianchi più o meno con la fedina penale limpida. A cosa avremmo assistito in un' Italia narcotizzata e incattivita. Per questo è importante raccogliere l'appello delle associazioni antirazziste di terra di lavoro per una grande manifestazione poplare contro la camorra e per i diritti di cittadinanza fissata per il 4 ottobre a Castelvolturno. Intanto, con una destra silente e in qualche autorevole caso complice, sognerei una forte iniziativa del Pd, con una riunione solenne della direzione regionale lì, a Castelvolturno. Per parlare di politica, di profilo del Pd, di partito di massa, popolare, contro al camorra.
Di seguito una mia dichiarazione all'ansa di oggi. Se la coerenza è ancora una dote in politica...
Condivido le parole di Fulvio Martusciello sul significato della lettera di Roberto Saviano oggi su “La Repubblica
“Ci siamo confrontati spesso anche con la durezza dello scontro politico con Fulvio Martusciello in questi anni, quando dirigevamo rispettivamente Forza Italia e i Ds, ma riuscivamo il più delle volte anche a condividere l’inopportunità di alcune scelte politiche in contesti della provincia di Napoli aprendo gli occhi laddove la pressione della camorra sulla politica era ed è più violenta. A volte si è vinto, altre volte si è perso. E mai vicende gravi, ma mai quanto ciò che avviene nel casertano, sono state avvolte nel silenzio e non affrontate anche nella severità del giudizio politico
Farebbe piacere ascoltare il giudizio e l’accoratezza dell’appello anche da parte dell’attuale gruppo dirigente del Popolo delle Libertà in Campania, qui nella terra dei Casalesi e del più significativo intreccio tra camorra-politica-affari.
Nessuno vuole fare del giustizialismo, ma Cosentino, Landolfi, Cesaro hanno il dovere di dire da che parte stanno, con prese di posizione nette e senza ambiguità, facendo i nomi e cognomi come li fa Saviano, loro che provengono da quelle terre e da quel sistema di relazioni, perché il silenzio in questi casi è complicità, al netto di ogni vicenda giudiziaria .”
| inviato da el pibe il 22/9/2008 alle 15:47 | |
15 settembre 2008
politica e camorra
Vi posto una mia dichiarazione all'Ansa di oggi:
“Non mi ha sconvolto più di tanto l’inchiesta de “ L’Espresso”, e non perché oramai si digerisca tutto, bensì perché dei rapporti tra la destra e la camorra, soprattutto nel casertano, ne avevo cognizione da tempo. Ne parlavano avversari e alleati, tutti anche abbastanza timorosi. Quando, durante le ultime elezioni politiche, Landolfi di Mondragone e Cosentino di Casal di Principe si indignavano sulla vicenda rifiuti e chiedevano dimissioni un giorno sì e pure l’altro dei vertici istituzionali in nome della questione morale,io insistevo con il mio partito che bisognava aprire un’offensiva sulle responsabilità vere della crisi dei rifiuti, dagli anni ottanta ad oggi, dalle complicità, omissioni e intrecci politico-camorristici. Per parte nostra abbiamo fatto autocritica e ci siamo assunti le nostre responsabilità, anche oltre l’assumibile.
Non voglio alimentare giustizialismo, ma abbiano ora la dignità di dimettersi, di fronte ad accuse gravissime, o di tacere per sempre sulla tragedia dei rifiuti.
Noi intanto, il Pd, dovremmo avere più antenne su quello che succede nei territori. Ha ragioneBertolaso: preti, ambientalisti, cittadini hanno bloccato per anni inceneritori e discariche a norma, mentre i casalesi e gli imprenditori e i politici a loro collegati sversavano di tutto, nel silenzio e nell’indifferenza omertosa e timorosa di tanti.
Ci vuole un partito di massa, popolare, radicato, unito. La discussione di questi giorni sul tesseramento del pd a Napoli è stucchevole. Io credo che il Pd non debba più vivere vicende come le primarie a Torre Annunziata con gente agli arresti domiciliari o con l’obbligo di dimora a menare le danze e a macchiare un grande evento politico, ma il Pd non può essere neanche un partito leggero e fru fru di qualche salotto accademico, magari con qualche dichiarazione a mezzo stampa di nominati in parlamento. Ci vuole un partito di massa, radicato, popolare. Se a Napoli e provincia più di duecentomila persone un anno fa hanno fatto file enormi per votare il segretario nazionale e regionale del Pd, allora noi dobbiamo avere l’ambizione di chiedere a gran parte di quelle persone di iscriversi al Pd, di renderlo forte e rappresentativo delle forze migliori della società. Abbiamo bisogno di antenne per capire, vigilare, continuare a cambiare e a trasformare la realtà, e di poggiare tutto questo su una politica”.
ad maiora, diego
| inviato da el pibe il 15/9/2008 alle 13:7 | |
16 maggio 2008
not in my name...
Domenica scorsa mi è capitato di vedere Crozza Italia su La 7 e, nella suggestiva canzone Prodi’s silence (una revisione ironica e italica della bellissima canzone dei Simon & garfunkel) vi ho trovato una giusta interpretazione del mio silenzio dopo la sconfitta elettorale del 13 e 14 aprile. O, forse, una sua giustificazione, a cui appendermi nel ripresentarmi nel blog dopo un mese.
Devo dirvi, però, che il sorriso di Prodi, quello vero, intervistato da Crozza, e la sua condivisione della parodia cantata, della importanza del silenzio, anche del lungo silenzio e della riflessione, mi confortavano, soprattutto perché ritengo che di ciò ci sia un vitale bisogno.
Affrettare analisi conclusive e risposte illuminanti è un esercizio autofustigatoruo tipico della sinistra italiana dopo le sconfitte. Oggi bisogna riflettere e rialzarsi, ma mettendo a fuoco le ragioni di una sconfitta e provando a costruire l’impianto della ripresa.
Intanto vi linko l’esilarante interpretazione di Max gazzè e Maurizio Crozza, ma ancheuna mia dichiarazione che potrete leggere domani da qualche parte sull’assalto al campo rom di Ponticelli. Silenzio sì, ma di fronte a certi fatti si può passare per complici. E con quel simbolo del Pd sul manifesto orrendo di ponticelli, si parla anche a nome mio (e di tanti altri). E questo non lo posso consentire.
| inviato da el pibe il 16/5/2008 alle 10:39 | |
31 marzo 2008
Parole chiare e molto forti...
| inviato da el pibe il 31/3/2008 alle 14:14 | |
13 marzo 2008
Le città di Gomorra

C’è un’interessante intervista a Roberto Saviano sul Corsera di oggi. Lo scrittore ripropone concetti già espressi in altre occasioni in pubblici dibattiti ei si sofferma in particolare sul tema del “nessuno deve sentirsi immune” dai rischi di “infezione” camorristica. E’ un concetto condivisibile e, per tanti di noi, da tanto tempo acquisito. Sperando che almeno questa volta, nel calor bianco della campagna elettorale, non ci sia qualche altro parlamentare di AN pronto a strumentalizzare le parole di Saviano (potete rileggervi qui l’ On. Tagliatatela di AN e la mia risposta un paio di mesi fa).
Il tema c’è, e riguarda tutti, anche se il nervo sensibile riguarda molto noi, la sinistra e il centro sinistra, ed è la vera scommessa di un moderno e nuovo partito del Sud, il Partito democratico. Noi, a differenza della destra, sì, ontologicamente, quando avvengono fatti gravi che investono singole personalità nella collusione con la camorra, lo viviamo come un colpo possente alla nostra credibilità e alla nostra identità di uomini e donne liberi e pulite. E’ una ferita che il nostro elettorato non ci perdona, perché siamo più esposti su questo terreno, perché a noi si chiede la massima irreprensibilità. Ecco perché ogni volta avvenga una rottura tra noi e il n ostro elettorato su questo terreno la prima reazione è prendere le distanze dal singolo esponente politico che si macchia di qualsiasi interlocuzione, intelligenza, affare e collegamento con il “nemico camorra”. Da come sappiamo reagire deriva la nostra credibilità. Da come selezioniamo e proponiamo una classe dirigente. Dalla qualità delle proposte che sapremo mettere in campo. E ha ragione Saviano, dagli uomini e dalle donne che la politica propone nelle piccole realtà, dalle tante periferie dell’impero della metropoli napoletana. Sto cercando di dare un contributo, sulla base di un’esperienza (di errori e di battaglie vinte), nella definizione delle candidature a Sindaco per le imminenti elezioni amministrative.
Farò campagna elettorale e proverò a raccontarla con questo viaggio nelle città di Gomorra, rintracciando fili di ricordi e di esperienze con le scommesse dell’oggi. Un blog itinerante. Vediamo che ne esce e se potrà contribuire a far aprire quel nuovo ciclo politico che tutti auspichiamo.
Ad maiora, Diego
| inviato da el pibe il 13/3/2008 alle 16:50 | |
4 marzo 2008
E cosa perdiamo nel non conoscerci abbastanza.

L’altro ieri su La Repubblica è stato pubblicato un mio articolo che propongo in particolare a chi non ha avuto modo di leggerlo. Il titolo non l’ho scelto io, ed è frutto di evidente e necessaria sintesi giornalistica, ma il “pezzo” m è venuto di getto e mi sembrava doveroso nei confronti di tante e tanti che fanno politica al prezzo di sacrifici e con grande passione. L’ho scritto sabato pensando sì a Michele, ma anche a Francesco, Amedeo, Ciccio, Valentina, Tonia, Peppe e tanti altri che con il passare degli anni segnano anche il passaggio di testimone a nuove generazioni. Non ho pensato a Roberto Dinacci, che ci ha lasciati tragicamente domenica mattina, perché non lo conoscevo abbastanza. Avrei scritto altrimenti che si fa vera politica sfidando i clan della camorra, ma anche dando qualcosa di sé all’altro, meno fortunato nella vita, rinunziando a stare davanti al televisore per un partita di calcio e condividendo qualche ora di vera amicizia e solidarietà. Una persona mite e buona, oltre che intelligente Roberto. Se possibile più mite di Francesco. Non l’ho conosciuto abbastanza, ma ho visto quei ragazzi della casa famiglia che piangevano in modo straziante. E ho capito chi era veramente. E cosa perdiamo nel non conoscerci abbastanza.
Perché Picierno e non Grimaldi? di Diego Belliazzi
Non ho nulla contro Pina Picierno, nominata capolista di Campania 2 per il Pd. Anzi. Considero l´ex leader regionale dei giovani della Margherita una ragazza dotata di cultura politica moderna. Ricordo come la Picierno ha contrastato in modo laico i fondamentalismi nel suo ex partito sul tema delle unioni civili. Quel che non capisco è su quali basi stiamo costruendo la classe dirigente. Due anni fa, Michele Grimaldi, segretario salernitano della Sinistra giovanile (associazione radicata, migliaia di iscritti veri) mise in discussione la scelta di De Mita capolista dell´Ulivo. Finì con l´ostilità pubblica del presidente e la reazione stizzita della giovane Picierno, che gli diede del “veterocomunista”. In realtà Michele poneva un tema oggi affrontato con forza: il rinnovamento della politica, anche attraverso la rappresentanza generazionale. Si prese la paternale di De Mita, della Picierno e dei vertici del partito, locali e nazionali, perché con De Mita bisognava andarci cauti. Per mille ragioni. Locali e nazionali. Michele diventa poi segretario regionale di Sg. Continua a far politica. È uno studente, e come tale costretto a volte a chiedere 5-10 euro in prestito agli amici e compagni, per non gravare sui genitori, per girare in pullman la regione. Sempre restituendoli. Va a Casal di Principe per dare forza ai giovani anticamorra e all´ex sindaco nella battaglia di legalità. Chiede l´utilizzo dei beni confiscati per farne centri sociali. Contesta la Regione “amica” sul diritto allo studio per gli universitari, ottenendo agevolazioni per i servizi. Proprio lui, che deve fare lo “squillino” con il cellulare perché dalla sede regionale ds i compagni lo richiamino. Quegli stessi compagni che si gettano con entusiasmo nella formazione del Pd, nelle primarie, proponendo ai coetanei della Margherita liste generazionali, di rottura e di rinnovamento. Ma vengono fatti girare a vuoto. La scelta è rinviata al vaticinio dell´oracolo di Nusco, che alla fine dice no. Mollano? Macché. Quando ad agosto i giovani “nuovi e freschi” sono in vacanza o collegati con Roma per costruirsi carriere, loro tengono un campeggio anticamorra a Vico Equense. Scrivono a Veltroni chiedendogli di associare alle sue liste per le primarie un logo anticamorra, denunciando nomi di famiglie e clan in ogni località. Risalto nazionale sui media, pacche sulle spalle, una bella lettera del segretario. Le primarie si fanno, ma di quella scelta, e non per colpa di Veltroni, non c´è traccia. Tutto questo non conta nel rinnovamento? Michele ha saputo di Pina Picierno ed è contento. Non conosce l´invidia. Siamo cresciuti con l´educazione di madri meridionali, che con il detto “Il Padreterno te lo rende” (in amore, in salute, in stima) ci hanno dotato di una mitezza, scambiata dai più innovatori e i più smaliziati, nella migliore delle ipotesi, come un´ingenua mancanza di ambizione. Mi ha chiesto 5 euro per un´iniziativa sulla qualità della classe dirigente: sono preoccupati per la composizione dei circoli che si stanno formando nella distrazione assoluta, anche con personaggi impresentabili. Abbiamo allertato chi di dovere. Attendiamo notizie, tanto so che Michele mi restituirà i 5 euro. * L´autore è consigliere provinciale Pd
| inviato da el pibe il 4/3/2008 alle 15:26 | |
28 febbraio 2008
con il cuore...e con il cervello

CON IL CUORE E CON IL CERVELLO…….RICOMINCIAMO…
Ci sono cose che mi avete scritto in questi giorni che mi hanno sollecitato ulteriormente e che nascono da una comune esperienza e anche da tante comuni preoccupazioni sulla politica, qui nelle nostre terre, oltre che da aspettative sul partito democratico e le sfide che ci attendono.
Le preoccupazioni di Lello e i ricordi, oltre che le ansie e l’implicito invito a ricominciare, di Baol, mi convincono sempre di più che dobbiamo riprendere a parlarci. C’è una storia di questi anni che per essere difesa e rivitalizzata deve necessariamente reinterpretare il presente: voglio dire che se riteniamo che con il ’93 si è aperta una stagione importante per il governo delle città a Napoli e in Campania, se non vogliamo vivere di nostalgia dobbiamo provare a declinare oggi quelle scelte di riforma della politica e di selezione della classe dirigente. Scegliendo, e giungendo anche a rotture. Nulla si può tenere insieme se incompatibile.
Oggi si tiene un’iniziativa alla Stazione Marittima a Napoli (ore 16,30 se vi interessa…) con tanti protagonisti di questi anni, della società e della politica. Mi hanno chiesto di provare a scrivere una traccia di manifesto politico, un segno identitario possibile, non programmatico ma politico, per chi vuole oggi vivere l’avventura del Pd come possibilità di cambiamento, di rottura e di novità, aprendo una fase del tutto nuova qui a Napoli e in Campania.
Vi riporto in questo post la traccia che ho scritto di getto oggi pomeriggio, vorrei confrontarla con voi e trarne utili contributi che ci consentano di capire di più e meglio dove bisogna andare.
Vedrete che non nascondo la serietà del momento e la crisi di fiducia che viviamo; mi dicono che lo stesso video che aprirà l’incontro offrirà i chiaroscuri di questi anni….fatemi sapere, diamoci una mano se riteniamo che ne valga la pena (io lo credo) e scusate la lunghezza di questo post.
“Siamo uomini e donne che in questi anni hanno messo il proprio impegno al servizio di questo territorio. Chi proveniente da percorsi politici, chi dalla società napoletana e campana, con percorsi e posizioni differenti, ma dentro le contraddizioni, le durezze e le asperità della sfida del governo e dell’impegno politico e civile.
Abbiamo partecipato pienamente alle sfide del governo, inaugurando un lungo ciclo dopo il collasso del sistema politico del 1992 e, oggi, alla fine di questo lungo percorso, vogliamo ripartire insieme a nuovi protagonisti e a tanti compagni di avventura, provando a riconnettere i fili delle diverse esperienze, provando a interpretare il presente per meglio difendere e valorizzare un’importante storia.
Ogni pezzo di territorio di questa regione ha visto il tentativo di costruire un’esperienza, un cambiamento reale nella vita dei cittadini: l’abbiamo fatto “sporcandoci le mani” nelle sfide politiche e nelle scelte di governo, anche contrastando o subendo conservazione e scarso coraggio nella trasformazione; l’abbiamo fatto con “ le mani pulite” del disinteresse personale e della gratuità dell’impegno politico e civile volto al progresso delle nostre comunità.
Abbiamo conseguito successi importanti, compiuto errori e conseguito sconfitte, prodotto avanzamenti e progressi, subito arretramenti e rallentamenti.
Ma c’è una Napoli e una Campania che vivono, di gente che lavora, studia, fa impresa, costruisce reti di solidarietà, di assistenza e di promozione della persona: tutto ciò emerge con fatica e con difficoltà riesce a qualificarsi come espressione di una società moderna perchè tante scommesse sono ancora da vincere.
Paion traversie e invece sono opportunità
E’ innegabile che pesa come un macigno tutto il peso dell’emergenza rifiuti, il suo portato di grave disagio, di interi territori stretti nella morsa di una crisi sociale e civile. Non possiamo e non intendiamo rimuovere questa questione, perché esiste ed è avvertita in tutta la sua portata dai cittadini, dal nostro popolo. Veniamo tutti da una storia, politica e di impegno nella società, che ci ha insegnato ad assumersi le responsabilità di fronte ai cittadini, perché il riconoscimento delle proprie restituisce credibilità alla politica e alle istituzioni, è distinzione di serietà e di consapevolezza dei limiti della stessa politica. Proprio perché abbiamo sempre avuto questa funzione storica di classe dirigente, ce la assumiamo anche per chi non vuole farlo, sfuggendo alle proprie ed avendo probabilmente le maggiori responsabilità. Noi che abbiamo incarnato, insieme ad altri, la politica e la responsabilità del governo e delle scelte, dobbiamo affermare questo elemento di diversità, assumendoci anche il di più, in nome di una sfida che è quella di recuperare alla politica la fiducia e la speranza dei cittadini, superando definitivamente l’emergenza, divenendo un modello in materia di politica ambientale e di trattamento dei rifiuti
Si può ripartire da ciò che “paion traversie e invece sono opportunità”, come scrisse G.B. Vico, se la crisi che oggi ci coinvolge può essere il momento per scrivere una nuova pagina, se ciò che è avvenuto è un’esperienza dalla quale trarre insegnamenti sulla pratica e cultura di governo, sulle alleanze nel sistema politico e nella società, sul contrasto ai poteri criminali e alla malapolitica (anche su quella della destra dei rifiuti nel casertano e in Campania), riuscendo ad essere in grado di vivere il presente carico di necessità e di contingenze ma allo stesso tempo dilatando l’orizzonte temporale della nostra azione, ricostruendo visione e missione, definendo la nostra identità, il nostro essere, ma soprattutto il senso della nostra utilità pubblica.
Anche per questo abbiamo contribuito alla nascita del Partito Democratico a Napoli e in Campania, e alla sua formazione intendiamo innanzitutto portare la cultura politica affermata in questi anni: le caratteristiche di partito popolare e di massa, di incontro di culture e di competenze, di rapporto virtuoso tra competenze scientifiche e politica, di riformismo popolare e non di élite illuminata.
L’enorme partecipazione del 14 ottobre alle primarie ci dice come già oggi il Pd sia la vera novità della politica italiana, e come sia chiamato oggi, questa forza, ad una nuova missione, qui e ora, a Napoli e in Campania, nella costruzione di un nuovo sistema politico.
Questa traccia non vuole essere un compendio programmatico, ma un “lodo politico” che deve vedere il contributo di tanti anche durante questa importante sfida elettorale per il governo del Paese.
Qui a Napoli e in Campania abbiamo un compito e un dovere in più, bisogna produrre un determinante shock politico e di profilo identitario e programmatico per un nuovo centrosinistra.
I protagonisti, come quindici anni fa, devono essere i tanti, fuori e dentro i partiti, che sentono di poter contribuire ad una nuova missione civile e politica.
Non basterà enunciarlo, bisognerà produrre fatti visibili, nell’azione di governo e nella pratica quotidiana di “essere partito” sul territorio, nella selezione della classe politica e dirigente.
Siamo per, siamo contro
Essere percepibili come forza “per” e “contro” qualcosa, forza che “è” e “non è”, perché:
Il PD o è forza che trae fondamento dalla partecipazione, dal radicamento territoriale, nei luoghi dove si studia, lavora, si fa impresa o è l’ennesimo nuovo partito, e la formazione in questi luoghi del PD dovrà vedere in primavera una nuova nascita, su basi programmatiche e politiche, di rinnovamento della classe dirigente, visibili;
IL PD ha come fondamento una nuova etica pubblica, intende governare i processi, selezionare uomini e donne sulla base del merito e su una puntuale verifica del consenso e della sua qualità; verificare e monitorare le scelte nell’impegno di governo e il mandato dei gruppi dirigenti a tutti i livelli istituzionali e territoriali; rendere pubbliche, trasparenti e motivate nomine e consulenze; dovrà perdere laddove rifiuta voti e consenso opachi, vincere per un progetto di crescita e sviluppo di una comunità e delle sue forze più pulite e dinamiche, dichiarare esplicitamente le famiglie della camorra che si vuole combattere su ogni territorio, costruire gruppi dirigenti che né in passato né nel presente abbiano mai avuto rapporti con tali forze
Il Pd è il riformismo delle scelte, il coraggio delle decisioni impopolari e il consenso per gli atti di governo che guardano all’interesse pubblico e collettivo in tutti i campi: da quello ambientale allo sviluppo dei territori, parlando il linguaggio della verità e sottoponendo le scelte alla verifica costante attraverso percorsi di partecipazione realmente incidenti sulle scelte e sulle eventuali modifiche da apportare, con il principio della responsabilità politica di una democrazia partecipante e alla fine decidente;
Il Pd è il partito del rinnovamento costante, anche di sé stesso; forza responsabile e composta di uomini e donne che fanno del rigore e dell’umiltà la cifra del proprio impegno; della generosità e della capacità di ascolto le proprie qualità; che mettono al bando boria e presunzione di infallibilità, che hanno la forza dell’ammissione di responsabilità negli errori delle scelte e la capacità di affermare con dignità e passione i meriti e le conquiste del proprio agire politico e di governo;
Il PD vuole essere il partito della modernizzazione, della emancipazione e della promozione per i più deboli e i meritevoli, e per farlo deve accrescere la propria vocazione maggioritaria, anche e soprattutto qui a Napoli e nel mezzogiorno. Per far questo deve assumere anche la cultura del limite e del riconoscimento della esistenza di altre forze e culture nel campo progressista e democratico.
L’esperienza di questi anni ci dice che va rifondato un patto nel centrosinistra e che ci sia bisogno di un nuovo centrosinistra, perché è la storia di questi anni che ci ha consegnato l’impossibilità di governare con una coalizione messa su senza una costruzione realmente comune di una visione e di una missione.
Per rimettersi in sintonia con la società campana occorre ripartire dalla politica declinata attraverso programmi credibili fatti di scelte di governo chiare, e su questo terreno costruire alleanze politiche, sapendo che il rinnovamento e la rifondazione di un patto riguarda noi e tutte le altre forze.
Questa traccia la rivolgiamo a quanti vorranno contribuire alla sua stesura definitiva, a quanti vorranno aderirvi costruendo su ogni territorio e nei tanti luoghi dell’agire politico e civile luoghi di confronto e una rete di iniziative che andranno a formare un centro di iniziativa nel Pd e per il nuovo centrosinistra.
Ad maiora... Diego
| inviato da el pibe il 28/2/2008 alle 11:0 | |
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